Danse Macabre: il parco notturno di Hans Op de Beeck alla Tenuta Dello Scompiglio

Di

L’Associazione Culturale Dello Scompiglio presenta la mostra personale di Hans Op de Beeck dal titolo Danse Macabre, a cura di Angel Moya Garcia, fino al 25 ottobre 2026.

L’artista belga, rappresentato in Italia da Galleria Continua, vincitore del premio Pascali nel 2017 e noto per le sue installazioni immersive e sensoriali che favoriscono la contemplazione silenziosa e sfociano nell’ indagine ontologica, torna in Italia reduce dalla sua più grande mostra  personale, composta da 39 sculture a grandezza naturale o gigantesca, realizzata in patria al KMSKA di Anversa. 

Hans Op de Beeck, Danse Macabre, 2026 | Courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio, Ph Leonardo Morfini

Danse Macabre alla Tenuta Dello Scompiglio

La mostra presso la Tenuta Dello Scompiglio ospita un’imponente installazione  site-specific, Danse Macabre, che restituisce l’immagine di un parco notturno, popolato unicamente da alberi spogli, specchi d’acqua e barili di petrolio accesi in focolari effimeri, attraversato da un percorso che unisce una giostra grigia monocroma a grandezza naturale, collocata nella sala principale, con il film d’animazione Vanishing Point, proiettato in loop in una sala dedicata. 

Hans Op de Beeck, Danse Macabre, 2026 | Courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio, Ph Leonardo Morfini

In questa evocazione, apparentemente pietrificata, di un paesaggio fittizio e privo di colore che agisce da inquadratura di apertura cinematografica e atmosferica, l’attenzione si concentra sulla giostra, tema ricorrente nel lavoro dell’artista, spogliata dei suoi connotati convenzionali di oggetto scintillante e kitsch, ma pur sempre esuberante di particolari riprodotti con l’attenzione meticolosa tipica della scuola fiamminga.

Il grigio monocromo diventa tonalità del silenzio e dell’atemporalità, conferendo alla giostra un aspetto malinconico, irreale, quasi fossile. Attraverso un’osservazione più attenta emerge così una traccia emotiva, tragicomica e universale, che trasforma l’opera in una metafora della condizione umana.

Temi e riferimenti

Come dichiarato dallo stesso artista, l’obiettivo del suo lavoro è creare mondi paralleli capaci di stimolare introspezione e riflessione su temi esistenziali: la caducità della vita, la fragilità, la perdita, l’eternità. Anche in questa installazione l’artista recupera la citazione iconografica della natura morta quale «memento mori», ovverosia quale richiamo alla «vanitas» e alla transitorietà della vita.

Hans Op de Beeck, Danse Macabre, 2026 | Courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio, Ph Leonardo Morfini

In Danse Macabre, l’esperienza dell’artista multimediale, capace di attingere a una varietà di media e linguaggi, converge in un dispositivo immersivo. Lo spazio immaginario e onirico, costruito attraverso suggestioni eterogenee, si configura come una vera e propria messa in scena sensoriale.

Il paesaggio sonoro e Vanishing Point

La resa sinestetica è ulteriormente arricchita da un paesaggio sonoro, composto da Sam Vloemans ed eseguito dall’Hermes Ensemble (B),che risuona lontano in tutto l’ambiente e che richiama verso il luogo dove è proiettato il film d’animazione Vanishing Point, che completa la mostra. Il titolo si riferisce al punto di fuga della prospettiva, dove le linee sembrano convergere e la profondità tridimensionale si dissolve. Op de Beeck utilizza questo concetto in senso metaforico: un passaggio dalla leggibilità all’ignoto, dal concreto all’astratto, dall’intellettuale allo spirituale.

Hans Op de Beeck, Vanishing Point, Video, 2024 | Courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio, Ph Leonardo Morfini

L’artista è affascinato dai momenti in cui, come esseri umani, diventiamo per un attimo nulla o nessuno, quando lasciamo andare la nostra comprensione linguistica, logica e razionale del mondo e scivoliamo in uno stato di perdita del sé e di atemporalità.

Un luogo di introspezione

Pur se avviluppata in un’ombra apparentemente macabra, perché priva della stessa luce che è presupposto di esistenza, l’opera di Hans op de Beeck non nasce da un  percorso creativo di tormentata sofferenza ma costruisce un avamposto consolatorio e costruttivo per sublimare la nostra vita tragicomica. L’installazione supera così la dimensione di opera d’arte per diventare un luogo in cui tutti sono liberi di sognare e di intraprendere un viaggio, mentale e fisico, che si trasforma in un atto di introspezione personale. 

© Riproduzione Riservata

Continua a Leggere