A Firenze esistono simboli che passano inosservati per anni, nascosti nei dettagli di una fontana, nella decorazione di una chiesa o nel pavimento di un palazzo. Bisogna solo imparare a guardarli. Con Astra Codex, la mostra di arte tessile di Daniele Davitti, ospitata all’Istituto de’ Bardi fino al 14 giugno 2026, quei segni riemergono dal tessuto della città per trasformarsi in immagini ricamate, delicate e luminose come costellazioni.

Il progetto prende forma in dodici pannelli dedicati ai segni zodiacali, ma lontani dalle rappresentazioni più conosciute. Nelle mani di Davitti, Ariete, Leone o Capricorno diventano figure antropomorfe costruite a partire da opere d’arte e dettagli architettonici disseminati a Firenze: una meridiana, una volta affrescata, una scultura nascosta tra le pieghe della città. Su un cotone tessuto dalla nonna dell’artista per la sua dote nel 1939, traccia concreta di un’eredità familiare, i segni prendono forma attraverso fili, perle e materiali che intrecciano memoria e visione contemporanea.
«Lo zodiaco è uno dei temi più affascinanti da interpretare», racconta Daniele. «La sua simbologia attraversa culture diverse, dall’antico Egitto al mondo greco fino all’Iran. È una fonte inesauribile di studio e di bellezza».
L’idea di Astra Codex nasce proprio da questa fascinazione per le immagini e per la loro capacità di attraversare epoche e culture diverse, diventando un linguaggio universale. È in questo spazio tra simbolo e interpretazione che si inserisce il dialogo con l’artista, nato sotto il segno dei Pesci.
Quando nasce Astra Codex
Quando e come è nata l’idea di Astra Codex?
«Desideravo creare una serie di opere già da molto tempo. Lavoro con l’arte tessile da alcuni anni e questa mostra rappresenta una nuova tappa del mio percorso creativo.
Lo zodiaco mi è sembrato uno dei temi più interessanti da interpretare: tutti, in un modo o nell’altro, lo conoscono o ne hanno sentito parlare e la sua simbologia è straordinariamente ricca, collegata a molte culture, dal Mediterraneo all’antico Egitto fino al mondo greco».

Dal Giappone all’Australia
Quanto hanno influenzato la tua visione artistica le esperienze all’estero?
«Il Giappone ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione della mia estetica. Mi ha insegnato l’attenzione alle texture, ai materiali e il rispetto per gli oggetti segnati dal tempo, ciò che potremmo avvicinare al concetto di wabi-sabi.
L’Australia è stata un’esperienza completamente diversa: una natura straordinaria, quasi irreale. Davanti a uno spettacolo così è impossibile non restare colpiti dalla perfezione dell’universo».
E dalla moda al ricamo
Il tuo percorso parte dal fashion design: quanto ha influito sul tuo lavoro con il tessile?
«Lo studio della moda ha sviluppato in me una grande sensibilità verso i materiali e la qualità. Già prima di ricamare ero affascinato dai ricami dell’haute couture, da Chanel a Balenciaga, fino alle maison Lesage e Chanakya. Quando sono passato all’arte visiva questa passione si è semplicemente addormentata, per poi riemergere quando ho iniziato a lavorare con ago e filo».

Firenze e i suoi segni nascosti
Come nasce il legame tra la mostra e la città?
«È nato da un suggerimento di Livia Frescobaldi. Studiando, ho riscoperto il legame profondo tra Firenze e l’astrologia. Uno dei dettagli più affascinanti è nella Fontana del Nettuno: le ruote del carro ai piedi della statua sono in realtà ruote zodiacali. Le avevo viste mille volte senza notarle davvero. Firenze ha ancora molto da raccontare».
Il segno più sorprendente
Tra i dodici segni, quale ti ha colpito di più?
«Per ogni segno ho dovuto fare una ricerca molto approfondita, snodatasi tra miti, personalità medicee, pavimenti, dipinti, musei e cupole.
Il Capricorno però è stato tra i più affascinanti. Cosimo I de’ Medici lo scelse come simbolo personale e da quel momento la città si è riempita di capricorni e capre, uno degli animali che preferisco tra l’altro. È incredibile: una volta che inizi a cercarli, compaiono ovunque.
Agli amici che hanno figli ho suggerito loro di creare una sorta di caccia al capricorno per le vie di Firenze per far conoscere la nostra città ai bambini in un modo alternativo».

Il lavoro sul ricamo
Qual è stata la sfida più grande nella realizzazione dei pannelli?
«La vera sfida è stata lavorare con materiali diversi. Per rendere l’oro ho utilizzato fili di lurex, con cui non avevo mai lavorato. È un materiale sintetico molto più rigido rispetto a lana, cotone o seta. Anche i tessuti sono molto diversi tra loro: un cotone tessuto a mano da mia nonna e una robusta canapa dell’aviazione italiana recuperata di seconda mano».
Arte e artigianato
Quanto è importante il dialogo con le artigiane Valentina e Laura Fiorini?
«Più lavoro nel campo dell’artigianato più mi convinco che la distinzione tra arte e artigianato non abbia più molto senso. Valentina e Laura Fiorini sono artigiane straordinarie, con un amore profondo per la qualità e per la bellezza. Collaboriamo dal 2009 e grazie a loro ho imparato moltissimo sul mondo dei tessuti e dei colori.Queste dodici opere esistono proprio grazie a questo scambio».

Una passeggiata astrologica
La mostra ha ispirato anche un itinerario astrologico in città. Da dove partire?
«Forse dalle ruote zodiacali più evidenti, come il pavimento di San Miniato al Monte o la cupola della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo. Poi si può continuare con i dettagli più nascosti, come il piccolo scorpione che Elisabetta Gonzaga indossa nel ritratto di Raffaello agli Uffizi».
Il futuro
Continuerai a lavorare con l’arte tessile o pensi a nuove direzioni nel tuo percorso creativo?
«Ho iniziato a ricamare nel 2020, quindi sono solo all’inizio di questo percorso. Ho ancora moltissimo da imparare. Mi piacerebbe che le mie opere non restassero solo appese alle pareti, ma entrassero nella vita quotidiana: mobili, tessuti, oggetti da usare. In fondo il sogno è proprio questo: riportare l’arte tessile nella vita di tutti i giorni».

In Astra Codex, questo desiderio prende forma in un racconto che unisce gesto, materia e immaginazione, trasformando lo zodiaco in una mappa personale e contemporanea.
E fuori dallo spazio espositivo, il percorso continua: una passeggiata astrologica attraversa Firenze, invitando a riscoprire la città attraverso dettagli spesso invisibili, tra costellazioni scolpite nella pietra e simboli disseminati nei luoghi più inattesi.
Chi è Daniele Davitti
Daniele Davitti (Firenze, 1986) è artista e docente al Polimoda. Dopo gli studi in Giappone e le esperienze internazionali tra Europa, Stati Uniti e Australia, ha progressivamente abbandonato la pittura per dedicarsi all’arte tessile e al ricamo. Nel 2024 è stato selezionato per la Contextile Biennale di Guimarães ed è entrato nella Homo Faber Guide.