“Fantasiestücke” e l’intimità necessaria della musica da camera
Il 21 marzo 2026, nel Salone dei Concerti di Palazzo Corsini al Prato, il Trio Mascarade torna a Firenze con Fantasiestücke, un programma che attraversa il cuore del Romanticismo musicale europeo. Il titolo, preso in prestito dal celebre ciclo di Robert Schumann, suggerisce un viaggio nel mondo della fantasia romantica, dove immaginazione, lirismo e libertà espressiva convivono in un equilibrio fragile e intensamente personale.
Il concerto riunisce pagine di Franz Schubert, Robert Schumann e Johannes Brahms, compositori legati da una trama di influenze artistiche e relazioni umane che accompagna l’intero sviluppo del Romanticismo tedesco.
Al pianoforte siederà Julia Lynch, direttrice artistica di Mascarade Opera e figura di riferimento nella formazione musicale internazionale. Dopo oltre trent’anni di insegnamento al Royal Conservatoire of Scotland, Lynch ha scelto Firenze come centro di un progetto artistico che unisce eccellenza interpretativa, formazione e trasmissione del sapere musicale. Accanto a lei suoneranno il violinista Tijmen Huisingh, il clarinettista Lorenzo di Ionna e il soprano Mariam Suleiman, artista dell’Emerging Artists Programme di Mascarade Opera.

In questa conversazione con The Weekend Magazine, Julia Lynch condivide una riflessione sulla libertà immaginativa della musica romantica, sul lavoro invisibile che precede ogni concerto e sul valore umano della musica da camera come spazio di dialogo tra generazioni.
Il titolo del concerto richiama i “Fantasiestücke” di Schumann. Che cosa rappresenta per lei questa idea di “pezzi di fantasia”?
«Il Romanticismo segna un passaggio importante rispetto all’equilibrio formale del Classicismo e alla fiducia illuminista nella logica. Al centro non c’è più soltanto la struttura, ma l’emozione personale, l’inconscio, ciò che potremmo definire il sublime.
La parola fantasia, per me, evoca l’immaginazione e il sogno. L’ascoltatore è libero di costruire la propria storia, di vivere la musica in modo completamente soggettivo. In un’opera lirica esiste una narrazione già definita, sostenuta dal libretto. Nella musica strumentale, invece, lo spazio interpretativo è molto più aperto.
Il poeta e critico E.T.A. Hoffmann sosteneva che la musica strumentale fosse la forma più autentica dell’arte romantica proprio perché libera dalle parole e dai loro limiti».
Schubert, Schumann e Brahms appartengono a momenti diversi del Romanticismo tedesco. Qual è il filo che li unisce in questo programma?
«Oltre a essere tre geni assoluti, questi compositori sono legati tra loro anche da relazioni personali e artistiche che raccontano l’evoluzione del Romanticismo. Schumann considerava Schubert un genio: nei suoi manoscritti riconosceva quella che definiva una vera e propria anima musicale, e molte delle sue prime opere furono influenzate proprio da Schubert.
Brahms, a sua volta, fu profondamente legato a entrambi. Curò l’edizione delle opere di Schubert e sviluppò il linguaggio musicale di Schumann, che fu per lui una figura di riferimento. Schumann e sua moglie Clara Wieck sostennero e promossero il giovane Brahms, e dopo la morte di Schumann tra Brahms e Clara nacque un rapporto artistico e umano molto profondo. Clara, pianista straordinaria, fu una grande interprete di Schubert e la sua musica influenzò anche le sue composizioni».
La musica da camera appare spesso immediata e spontanea, ma dietro questa apparente naturalezza c’è un lavoro molto rigoroso. Come si prepara un concerto come questo?
«L’obiettivo di ogni concerto è far sì che l’esecuzione sembri fresca, quasi spontanea. Ma questa sensazione è il risultato di molte ore di lavoro.
Ogni musicista studia la propria parte individualmente per settimane. Poi, in pochi giorni di prove insieme, si costruisce qualcosa di più complesso: non solo la precisione tecnica, ma anche una vera coesione musicale ed espressiva. È un processo in cui le idee si incontrano e si trasformano fino a trovare un linguaggio comune».
In questo processo qual è il suo ruolo, oltre a quello di interprete?
«Nel mio caso il lavoro non si limita alla performance. Mi occupo anche dell’organizzazione pratica: la scelta del programma, il coordinamento dei musicisti e delle prove, la scrittura delle note di sala. Sono aspetti diversi dello stesso processo creativo che portano alla costruzione del concerto».

Il concerto riunisce artisti affermati e giovani interpreti. Che cosa rappresenta per lei questo dialogo tra generazioni?
«Normalmente il Trio Mascarade lavora con il clarinettista Ross Montgomery. In questa occasione ho invitato il soprano Mariam Suleiman, artista dell’Emerging Artists Programme, a eseguire con noi Der Hirt auf dem Felsen.
Mi ha raccontato che era sempre stato il suo sogno cantare questo brano insieme al suo partner Lorenzo di Ionna, così inizialmente lo avevo invitato per questa sola esecuzione. Poi Ross ha scoperto di non poter partecipare al concerto e sono stata molto felice di invitare Lorenzo a suonare con noi per l’intero programma.

Al di là dell’esperienza individuale, fare musica è sempre un processo molto intimo e rivelatore. Si impara continuamente gli uni dagli altri, sia quando si lavora con colleghi di lunga data sia quando si suona insieme per la prima volta».
Il concerto si terrà nel Salone dei Concerti di Palazzo Corsini al Prato, uno spazio raccolto e molto caldo. Quanto è importante per lei questa dimensione?
«Siamo davvero fortunati ad avere uno spazio così speciale a Palazzo Corsini. È un luogo molto flessibile che può essere adattato a diversi tipi di performance. Per me è anche un privilegio poter eseguire questo repertorio su un magnifico Steinway da concerto, uno strumento dal suono caldo, profondo e molto ricco.
Inoltre il nostro team alla Fondazione lavora con grande attenzione per preparare l’ambiente: l’idea è che il pubblico viva un’esperienza completa, dal momento in cui arriva fino all’ultimo applauso».
Che cosa spera che il pubblico porti con sé dopo il concerto del 21 marzo?
«Spero che ciascuno esca dalla sala con la propria storia legata alla musica che ha ascoltato. Mi piacerebbe che il pubblico si sentisse emozionato, curioso, coinvolto e soprattutto che percepisse quella connessione speciale che nasce dall’esperienza musicale condivisa».

Il Trio Mascarade in concerto
Il Trio Mascarade si esibirà in concerto nel Salone dei Concerti di Palazzo Corsini al Prato sabato 21 marzo, alle ore 19. Il programma riunisce alcune delle pagine più intense del repertorio cameristico romantico: le Fantasiestücke op. 73 di Robert Schumann, la Sonata per clarinetto op. 120 n. 2 di Johannes Brahms, il celebre Der Hirt auf dem Felsen di Franz Schubert e il Trio op. 40 di Brahms, in un itinerario che mette in dialogo tre compositori profondamente legati da influenze artistiche e relazioni personali, attraversando alcune delle stagioni più fertili del Romanticismo musicale europeo.
Il concerto è parte della stagione musicale di Mascarade Opera e i biglietti sono disponibili sul sito ufficiale e sulla piattaforma Evients.
Contenuto realizzato in collaborazione con Mascarade Opera.