Castiglione della Pescaia e la Maremma: un viaggio tra terra e mare

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Esiste una luce particolare che accarezza il litorale di Castiglione della Pescaia: è una luminosità nitida, la stessa che spinse lo scrittore Italo Calvino a eleggere questo luogo a suo rifugio dove trascorrere gli ultimi anni di vita. Ma fermarsi solo al blu del suo mare pluripremiato sarebbe un errore. Castiglione è anche la porta d’accesso al cuore della Maremma, dove il rumore delle onde si confonde con il silenzio dei boschi di Tirli, il fascino selvaggio di Punta Ala e i segreti millenari delle necropoli etrusche di Vetulonia.

Tra frazioni collinari, esperienze in e-bike tra i vigneti e oasi naturali come la Diaccia Botrona, un viaggio a Castiglione della Pescaia permette di scoprire un angolo di Toscana che ancora sa di autenticità.

Castiglione e Vetulonia: un itinerario culturale tra la letteratura e la memoria etrusca

Comprendere questo territorio significa misurarsi con una stratificazione millenaria che ancora oggi ne definisce forma e identità. Il modo migliore per coglierne l’essenza è percorrerlo a piedi, seguendo un trekking urbano Castiglione della Pescaia da fare in autonomia o accompagnati da una guida esperta di storia locale. L’itinerario ideale prende avvio dai mosaici della Villa Romana delle Paduline e risale verso il nucleo medievale, racchiuso tra mura compatte e porte monumentali. La progressione altimetrica non è solo fisica: racconta il passaggio dall’insediamento romano alla struttura fortificata che ancora oggi definisce il profilo del borgo che non guarda il mare.

Castiglione della Pescaia | Foto di Giulia Maio

Tra i vicoli si incontra la Chiesa di San Giovanni Battista, con il suo campanile a torre, fino a raggiungere il Castello che domina il promontorio. Poco distante, in posizione elevata, il cimitero custodisce la tomba di Italo Calvino: una lapide essenziale immersa tra i fiori, scelta dallo scrittore per restare eterno spettatore di quella luce maremmana che tanto ispirò le sue opere.

Vetulonia: un viaggio nel tempo

Il viaggio nel tempo prosegue a Vetulonia, un borgo silenzioso che un tempo fu una delle dodici potenti capitali della Dodecapoli etrusca. Rimasta un mistero archeologico per secoli, la città di Vatluna fu riscoperta a fine Ottocento da Isidoro Falchi. Oggi la sua grandezza rivive nel Museo Civico Archeologico, che unisce antichità e arte contemporanea, e negli scavi all’aperto.

Museo Civico Archeologico di Vetulonia | Foto di Giulia Maio

Camminare lungo la Via Sacra tra i resti dei quartieri abitativi o sostare davanti all’imponente Tomba del Duce – così chiamata per il ricco corredo funebre attribuito a un principe etrusco – permette di toccare con mano l’eredità di una civiltà che ha donato a Roma i suoi simboli di potere, gli insignia imperii, definendo per sempre l’identità culturale di questa terra.

La natura selvaggia della Maremma

La natura di Castiglione della Pescaia è un mosaico di ecosistemi unici che spaziano dal mare ai boschi collinari. Il cuore pulsante di questa biodiversità è la Riserva Naturale della Diaccia Botrona, ultimo frammento dell’antico Lago Prile. Questo paradiso del birdwatching, plasmato dalle bonifiche settecentesche del Granduca Pietro Leopoldo, ospita specie rare come il falco di palude e i celebri fenicotteri rosa. Il punto di partenza ideale è l’iconica Casa Rossa Ximenes, capolavoro di ingegneria idraulica che oggi ospita un museo multimediale. Per un’esperienza immersiva, si può esplorare l’anello di 15 km a piedi o in bici, oppure scivolare silenziosamente tra i canali con un tour in barca.

I fenicotteri rosa della Riserva Naturale Diaccia Botrona | Foto di Giulia Maio

Punta Ala e Tirli

Proseguendo verso nord, la costa cambia volto a Punta Ala. Sebbene nota per l’eleganza della sua marina, questa località custodisce un’anima primordiale. Lontano dai moli, sentieri segreti immersi nella macchia mediterranea conducono a insenature rocciose e scorci selvaggi dove i pini marittimi si tuffano nel blu. In questo scenario si può ancora provare il lusso del silenzio di un paesaggio rimasto inalterato, accessibile solo a chi desidera abbandonare i percorsi più battuti.

Bosco di Tirli | Foto di Giulia Maio

Salendo infine verso Tirli, il panorama si trasforma in una foresta di castagni e lecci. Questo borgo non è solo una meta gastronomica, ma un luogo intriso di misticismo. La leggenda di San Guglielmo di Malavalle, l’eremita che sconfisse un drago, aleggia tra i vicoli e la Chiesa di Sant’Andrea – all’interno della quale è possibile vedere le reliquie del santo – , mentre poco fuori dall’abitato sorge l’Eremo di Sant’Anna, santuario legato ad antichi riti di fertilità. Per gli amanti delle passeggiate in natura, il “Sentiero delle Fonti” offre un percorso rigenerante tra fonti d’acqua risalenti al 1908 e piante alimurgiche, erbe spontanee e commestibili.

Tra vigneti e frantoi: i sapori della Maremma

Per scoprire l’anima più rurale di Castiglione della Pescaia basta lasciare il litorale e inoltrarsi tra colline e poderi storici. Un modo suggestivo per farlo è un tour in e-bike, tra strade bianche e filari di vite fino alla Tenuta Fertuna. Il percorso si conclude con una degustazione guidata insieme a Silvia Gualengi, che illustra i vini e il territorio appena attraversato.

Tour in e-bike | Foto di Giulia Maio

L’identità di questa terra passa anche dall’olio extravergine. All’Agriturismo Pavone, Lorenzo Pavone e i genitori Luca e Anna portano avanti una tradizione iniziata negli anni Sessanta. Durante le degustazioni è possibile scoprire un olio ottenuto da raccolta precoce e frangitura immediata, che ne preservano freschezza e intensità aromatica.

Dove mangiare

La cucina di Castiglione della Pescaia è un racconto corale fatto di famiglie che custodiscono nelle proprie ricette i sapori autentici del territorio. Nel cuore del borgo marinaro, l’Osteria del Mare (storicamente Il Vòtapentole) unisce tradizione e modernità. Gestita da Guglielmo Ciregia e dai genitori Monica e Massimiliano, l’osteria omaggia nel nome i contadini che tornavano dai campi pronti a svuotare le pentole. La materia prima è la protagonista: dal ceviche di gambero rosa ai celebri pici all’amatriciana di tonno con bottarga, ogni piatto ha il sapore del mare, da gustare nell’intimità della storica cantina.

Osteria del mare | Foto di Giulia Maio

Poco distante, La Terrazza Bistrot rappresenta il palcoscenico della Dolce Vita locale. Nata nel 1950 come latteria di nonna Iride, oggi è guidata dal nipote Andrea Rossi. Se negli anni ‘60 era il tempio della musica e dei balli estivi, oggi è un laboratorio di creatività dove la crocchetta di bacalao e il filetto di ombrina raccontano una Maremma contemporanea, senza mai dimenticare le proprie radici.

Nell’entroterra maremmano

Spostandosi verso l’entroterra, la tavola cambia pelle. A Tirli, il ristorante Il Cacciatore è molto più di un ristorante dove mangiare: è un’istituzione nata nel 1949 con la bisnonna Beppa. Oggi i nipoti Nicholas e Thomas Chimenti, insieme a mamma Monia e papà Alberto, portano avanti una cucina fortemente legata alle proprie origini. In cucina regnano sovrani il cinghiale, la pasta fresca e le piante alimurgiche, che vengono esaltate e portate in tavola. Da non perdere sono i loro piatti identitari come il Cinghiale in bianco con le mele, il Fagottino del cacciatore e la Cipolla ripiena fatta con la ricetta segreta di famiglia.

Ai Ponti di Badia invece, Silvia Pieraccini e la sua famiglia rappresentano la quinta generazione di un’oasi nata tra le antiche paludi. In questo presidio storico, l’ospitalità è spontanea e celebra l’artigianalità del fatto a mano e la tradizione povera dei butteri, con l’Acquacotta maremmana e i maccheroni al ragù di cinta.

Un luogo dove fermarsi

Visitare Castiglione della Pescaia e i suoi dintorni porta ad addentrarsi in un paesaggio fatto di storie familiari e orizzonti che dalle colline guardano il mare.

Per vivere appieno questa dimensione, il B&B Montecristo rappresenta un perfetto approdo naturale. Il progetto di ospitalità di Giordana Giuliano affonda le radici in una tradizione familiare legata al mare e alla vita dei pescatori. Le camere, intitolate ai venti, evocano questa eredità e restituiscono l’atmosfera di una casa dove l’accoglienza ha il sapore delle storie tramandate nel tempo.

Un weekend in queste terre raramente si riduce a una semplice fuga balneare. È piuttosto un invito a rallentare: tra una cena nei boschi di Tirli e un avvistamento nella Diaccia Botrona, ciò che resta è l’impressione di una Maremma autentica, che custodisce con discrezione la propria identità.

Diaccia Botrona | Foto di Giulia Maio

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