Febbraio a Firenze: cinque mostre da non perdere in città

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Febbraio porta con sé un’energia sfaccettata: è il mese del Carnevale e delle maschere, dell’amore celebrato e di quel desiderio di rinascita che lentamente si fa strada verso la primavera. Anche il calendario espositivo segue questo ritmo, alternando ultime occasioni di visita a mostre recentemente inaugurate che entrano ora nel vivo. A Firenze, il mese offre un percorso trasversale tra arte contemporanea, grandi maestri del Novecento e progetti immersivi. Ecco cinque mostre da non perdere questo mese.

Invisibilità ordinarie – Nathalie Maufroy

Chiasso Perduto, Firenze

Fino al 1° febbraio 2026

L’installazione di Nathalie Maufroy, artista belga residente al Chiasso Perduto, si muove lungo una soglia fragile e volutamente indefinita: quella che separa ciò che diventa invisibile perché ordinario o ignorato, da una dimensione più intima e silenziosa. Video, oggetti e presenze installative costruiscono un’esperienza immersiva fatta di frammenti: voci che raccontano solitudini quotidiane, gesti ripetuti, corpi parziali, azioni in loop. Il percorso si configura come un happening in cui situazioni opposte convivono nello stesso spazio, lasciando allo spettatore la libertà di attraversarle e interpretarle. Un progetto che invita a interrogare il proprio rapporto con ciò che, nella vita di tutti i giorni, resta ai margini dello sguardo. Ingresso gratuito.

Invisibilità ordinarie di Nathalie Maufroy | Photo Courtesy Chiasso Perduto

Clemen Parrocchetti. Ironia Ribelle

Palazzo Medici Riccardi, Firenze

Fino all’8 febbraio 2026

La mostra dedicata a Clemen Parrocchetti porta a Palazzo Medici Riccardi la prima grande esposizione museale italiana sull’artista milanese. Figura rimasta a lungo fuori dai circuiti ufficiali, Parrocchetti ha attraversato oltre quarant’anni di arte italiana intrecciando ricerca visiva, impegno politico e militanza femminista. Il percorso espositivo restituisce la complessità di un lavoro radicale e sorprendentemente attuale, capace di affrontare temi come il corpo, la sessualità, il lavoro domestico e le dinamiche del potere patriarcale con uno sguardo ironico e mai conciliatorio. Un’occasione importante per rileggere una voce autonoma del Novecento.

Ironia Ribelle – Clemen Parrocchetti | Foto di Nicola Neri

Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque

Museo degli Innocenti, Firenze

Fino al 22 febbraio 2026

Un’immersione nella Parigi di fine Ottocento, tra boulevard illuminati, caffè di Montmartre e manifesti che hanno cambiato il volto della comunicazione visiva. La mostra dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec accompagna il pubblico nell’universo bohémien della Belle Époque attraverso oltre cento opere provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi. Dipinti, disegni e litografie raccontano la vita notturna, i suoi protagonisti e le sue contraddizioni, restituendo lo sguardo ironico e profondo di un artista capace di trasformare la cronaca urbana in linguaggio moderno.

Un viaggio nella Parigi della Belle Époque – Toulouse-Lautrec | Photo Courtesy Museo degli Innocenti

Mauro Staccioli. Basta un segno per cambiare un luogo

Archivio Mauro Staccioli / Galleria Il Ponte, Firenze

Fino al 24 aprile 2026

Con vernissage in programma venerdì 30 gennaio, la personale che la Galleria Il Ponte dedica a Mauro Staccioli, a cura di Caterina Martinelli, si concentra su una fase della sua produzione meno indagata: quella sviluppata a partire dagli anni Ottanta, in cui il linguaggio scultoreo dell’artista conosce una significativa evoluzione. Accanto alle grandi opere ambientali, il percorso presenta lavori di dimensioni più contenute, che permettono di osservare da vicino la precisione del segno e il dialogo costante con lo spazio. La linea curva, introdotta in questi anni, diventa elemento di apertura e movimento, senza perdere la forza critica che ha attraversato l’intera ricerca dell’artista. Un percorso che mette in relazione monumentale e “domestico”, storia e presente.

Basta un segno per cambiare un luogo – Mauro Staccioli | Photo Courtesy Galleria Il Ponte

Astra Codex – Daniele Davitti

Istituto de’ Bardi, Firenze

Fino al 14 giugno 2026

Dodici segni zodiacali, dodici pannelli tessili interamente ricamati a mano: Astra Codex, inaugurata lo scorso 24 gennaio, è una mostra che unisce arte, artigianato e immaginazione simbolica. L’autore e artista Daniele Davitti reinterpreta l’astrologia attraverso figure antropomorfe ispirate a opere d’arte e dettagli architettonici fiorentini, trasformando il tessuto in un vero medium narrativo. Ricami minuziosi, fili dorati, perle e cristalli costruiscono un racconto visivo che intreccia memoria storica e sensibilità contemporanea. Un progetto che valorizza il saper fare artigiano come linguaggio espressivo attuale. Ingresso gratuito.

Astra Codex di Daniele Davitti | Foto di Lorenzo Michelin

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