Nel sistema in espansione di Paratissima KOSMOS — la fiera torinese che ogni anno trasforma il Real Collegio di Moncalieri in un universo di linguaggi, visioni e sperimentazioni — la pittura di Samuele Alfani si accende come una costellazione intima. È l’unico artista fiorentino selezionato dalle giovani curatrici Irene Palladino e Giulia Flecchia per questa edizione, che si terrà dal 29 ottobre al 2 novembre 2025, e l’unico pittore tra fotografi, illustratori, designer e scultori della sua sezione.
La serie, intitolata Parenti Collaterali, ruota attorno alla parola latina propinqui, coloro che sono vicini. Una riflessione semplice e universale: chi scegliamo di avere accanto? Nelle sue tele, la genealogia non scorre più lungo un tronco verticale ma si apre in un cespuglio di rami orizzontali, una rete di presenze che si intrecciano nel tempo. È un’immagine che nasce da un’urgenza personale e collettiva: ripensare il concetto stesso di appartenenza, al di là del sangue, dentro i gesti quotidiani di cura, di presenza, di reciproca attenzione.

Parenti Collaterali di Samuele Alfani
«Propinqui è una parola dolce, arcaica», racconta Alfani. «Parla di un’idea di famiglia che non si eredita ma si costruisce, un passo alla volta. Credo che oggi stiamo riscrivendo il concetto stesso di appartenenza: non più verticale, ereditario, ma orizzontale, affettivo, scelto. È un modo di pensare la parentela come un bosco di prossimità, dove l’identità si intreccia più che discendere».
Come ogni anno, Paratissima diventa un invito a interrogarsi sul presente. «Ogni edizione spinge a ridefinire i confini del ‘noi’», spiega. «Nel mio lavoro questa riflessione diventa visiva: la famiglia come organismo fluido, aperto, che si costruisce nel tempo attraverso gesti di cura, presenza e ascolto reciproco. Le curatrici Irene Palladino e Giulia Flecchia hanno saputo leggere questa sensibilità, mettendo in relazione linguaggi e ricerche differenti».

Parenti Collaterali si inserisce così perfettamente nello spirito di Paratissima, piattaforma culturale che da ventun anni promuove l’incontro tra arte emergente e ricerca contemporanea. Per Alfani «partecipare significa portare la mia ricerca in uno spazio dove il linguaggio dell’arte può ancora rischiare, contaminarsi e mutare. Torino ha un’energia laboratoriale, porosa — è l’epicentro dell’arte contemporanea in Italia. In questa settimana tutto accade, e il mio lavoro trova senso proprio in un contesto che non chiede di essere definito, ma attraversato».
Sul rapporto con Firenze confessa: «La mia città è bellissima, ma anche densa di aspettative e memoria. Ti cresce addosso come una seconda pelle. Ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con Firenze: a volte bisogna quasi disertarla per comprenderla davvero. Allontanarmi mi ha aiutato a trovare un linguaggio non schiacciato dalla perfezione del passato. Ma quella luce, quella disciplina dello sguardo, quel senso di misura mi accompagnano sempre, anche quando li contraddico».
A Paratissima 2025 un racconto su tela
«Ogni tela è come un frame sospeso di un racconto più ampio, un fermo immagine dove qualcosa è appena accaduto o sta per accadere». Nel primo quadro, ambientato in un deserto, un tavolo e alcune figure ferme parlano di distanza e radici. Nel secondo, la scena si apre: persone che alzano i calici, riunite non dal dovere ma dalla scelta. Sulla spiaggia del terzo dipinto la comunità si espande: volti scomposti, gesti sospesi, differenze che non dividono ma si intrecciano. La vita rinasce infine nel quarto quadro: un tavolo da gioco, un neonato, e attorno una costellazione di mani e sguardi che se ne prendono cura. «È la mia immagine della parentela che fiorisce», spiega. «Un cespuglio che accoglie nuove vite e nuovi legami».
La ventunesima edizione di Paratissima, che riunisce oltre 450 artisti tra mostre, installazioni e performance, diventa così un luogo naturale per questa riflessione: un universo di connessioni, proprio come le tele di Parenti Collaterali. Dopo Isolè, Kerigma e Àgape — cicli dell’artista che hanno affrontato la solitudine, la rinascita e l’amore come dono — questa occasione segna una tappa più intima e terrestre.
E mentre già lavora a un nuovo progetto, Arcarat, dedicato alla memoria come ecosistema vivente, Samuele Alfani continua a interrogarsi sulla stessa domanda che attraversa tutta la sua opera: cosa ci tiene uniti, anche quando tutto sembra disgregarsi?
Samuele Alfani

Samuele Alfani (Firenze, 1985) è un artista poliedrico che intreccia pittura, fotografia e cinema in una personale fusione di linguaggi visivi. Autodidatta nella pittura, ha maturato la propria formazione tra Barcellona e Madrid, dove ha approfondito la fotografia e la cinematografia.
La sua ricerca indaga le contraddizioni dello spirito umano, toccando temi come l’amore, l’isolamento e la comunicazione. Ogni ciclo di lavori rappresenta una tappa di un percorso introspettivo: Isolè (2020), sulla solitudine della pandemia; Kerigma (2021), sul suo superamento; Àgape (2023), dedicato all’amore disinteressato.
Finalista nel 2024 al Laguna Art Prize presso l’Arsenale di Venezia, Alfani ha esposto in numerose collettive e personali. Tra queste, Àgape — allestita a Firenze nell’ex chiesa di San Francesco dè Macci — ha avuto un ruolo centrale nel suo percorso, arricchita da performance e talk che hanno aperto un dialogo diretto con il pubblico.