Dopo un lungo restauro, uno dei capolavori unici di Michelangelo torna finalmente nella sua casa fiorentina. Il Dio Fluviale, modello in terra cruda concepito per le tombe medicee della Sagrestia Nuova, è ora esposto nella nuova sala dell’Accademia delle Arti del Disegno, riportando alla luce un frammento raro della storia artistica del Rinascimento.
Realizzato tra il 1526 e il 1527, il Dio Fluviale rappresenta un unicum nel corpus michelangiolesco: un modello a grandezza naturale che rivela il metodo creativo dell’artista, fatto di tensione anatomica e forza progettuale. Pensato come figura distesa ai piedi del sepolcro di Lorenzo de’ Medici, l’opera avrebbe dovuto simboleggiare il fluire della vita, in dialogo con i celebri Giorno e Notte scolpiti per la Sagrestia Nuova.

Il Dio Fluviale: storia e restauro
Dopo secoli di vicissitudini, il capolavoro torna oggi nella sede dell’Accademia, dove era giunto nel 1583 per volontà di Bartolomeo Ammannati, che lo donò per favorire lo studio dei giovani artisti. Il recente restauro, condotto da Rosanna Moradei dell’Opificio delle Pietre Dure con il sostegno dei Friends of Florence, ha restituito stabilità e leggibilità alla fragile materia – terra cruda, fibre vegetali e animali, caseina e un’anima in ferro – eliminando le alterazioni cromatiche dovute alle bronzature antiche.
La nuova sala, progettata dagli architetti David Palterer e Norberto Medardi di P&M Architecture, accoglie il Dio Fluviale in un allestimento essenziale e contemplativo: la scultura è collocata su una base di legno e protetta da una teca di vetro veneziano che evoca il fluire dell’acqua. Al suo fianco, due preziose opere coeve – la Lunetta con l’Adorazione dei Pastori di Francesco Granacci e un Crocifisso ligneo della Bottega dei Sangallo – completano il percorso, raccontando il dialogo artistico tra Michelangelo e i suoi contemporanei.
Con questa restituzione, l’Accademia delle Arti del Disegno – la più antica del mondo occidentale, fondata da Giorgio Vasari nel 1563 per volontà del granduca Cosimo I de’ Medici – riafferma la propria vocazione originaria: custodire e tramandare l’eredità dei grandi maestri del Rinascimento, rendendola accessibile alle generazioni future.
Le tre opere della sala: Michelangelo, Granacci e Sangallo
La nuova sala non accoglie soltanto il Dio Fluviale. Al fianco dell’opera michelangiolesca sono una lunetta di Francesco Granacci e un Crocifisso ligneo della Bottega dei Sangallo, entrambe conferite all’Accademia agli inizi dell’Ottocento.
La Lunetta di Granacci con l’Adorazione dei Pastori (c. 1500) è testimonianza del sodalizio artistico e personale che legò il pittore a Michelangelo fin dagli anni della giovinezza. Il recente restauro ne ha riportato in luce la brillantezza cromatica.
Il Crocifisso ligneo (c. 1510-1520), trasferito dalla Cappella di San Luca, è invece uno dei rari esemplari di grandi dimensioni della Bottega dei Sangallo giunti fino a noi, e il più significativo per qualità e stato di conservazione. Anche in questo caso, il restauro ha eliminato la totale ridipintura scura, restituendo la policromia originale, perfettamente conservata in tutta la sua luminosità.

Informazioni e orari di visita
Aperto al pubblico da domenica 19 ottobre 2025, con ingresso da via Orsanmichele 6, si potrà visitare quattro giorni a settimana grazie al supporto dell’associazione “Amici dei Musei” e dei professori dell’Accademia.
Si potrà visitare nelle giornate di lunedì, martedì, mercoledì e venerdì, con chiusura il giovedì, con orario 10.00-13.00 e 14.00-17.00 nel periodo invernale, e con orario 10.00-12.30 e 16.00-18.00 nel periodo estivo. Per aperture il sabato e la domenica, consultare il sito (www.aadfi.it). L’ingresso è soggetto a una donazione volontaria non inferiore a 5 euro.