«I diritti dell’arte nascono dove terminano quelli della natura». La frase, pronunciata dallo scrittore e critico Carlo Belli, alla Fattoria di Celle si fa principio etico e visione poetica: l’arte qui si intreccia allo spazio, dialoga, osserva, ascolta. Da questo equilibrio, fragile e necessario, scaturisce la forza più autentica della Collezione Gori — un luogo in cui l’opera non si impone mai al paesaggio, ma ne diventa voce, espressione, dimora.
Immersa nella campagna toscana, tra filari di cipressi e uliveti ordinati, la frazione di Santomato accoglie Villa Celle – meglio conosciuta come Fattoria di Celle – secolare residenza che da oltre quarant’anni custodisce una delle esperienze più visionarie dell’arte ambientale contemporanea: la collezione di Giuliano Gori.
Collezione Gori: un progetto visionario tra arte e natura
Nella quiete di un parco ottocentesco e di un territorio agricolo ancora vivo, Gori seppe trasformare un’intuizione in realtà aprendo la propria casa alla creazione.
Dopo aver invitato a Celle numerosi artisti italiani e internazionali, nel giugno del 1982 vengono inaugurate le prime sedici opere, di cui dieci nel parco — firmate, tra gli altri, da Alice Aycock, Dani Karavan, Fausto Melotti, Robert Morris, Dennis Oppenheim, Anne e Patrick Poirier, Ulrich Ruckriem, Richard Serra, Mauro Staccioli e George Trakas — e otto all’interno degli edifici storici, con interventi di Nicola De Maria, Luciano Fabro, Mimmo Paladino, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Gianni Ruffi e Gilberto Zorio.

Contestualmente all’evento la famiglia stabilisce l’apertura al pubblico della Collezione, segnando l’inizio di un progetto pionieristico di arte ambientale. Durante la permanenza degli artisti in residenza, Gori seguiva ogni fase del processo, dal sopralluogo alla realizzazione finale, affrontando insieme agli autori questioni tecniche e logistiche, convinto che la libertà creativa dovesse dialogare con il genius loci. «Collezionare», amava dire, «non significa possedere, ma partecipare alla nascita dell’opera».
Oggi a Celle si possono ammirare più di ottanta opere site-specific che interagiscono con terra, acqua e luce. Dal cancello d’ingresso fino alle radure all’interno del parco, convivono lavori di Alberto Burri, Daniel Buren, Magdalena Abakanowicz, Loris Cecchini e altri protagonisti della scena internazionale. Nessuna esposizione temporanea, nessuna rotazione: ogni intervento si colloca in un luogo preciso, destinato a mutare con le stagioni e con il tempo.

L’eredità di Giuliano Gori alla Fattoria di Celle
Ad un anno dalla scomparsa di Giuliano Gori, quell’intuizione si rinnova attraverso i figli, che custodiscono l’eredità del padre con un impegno condiviso e una visione rivolta al futuro. Il loro lavoro unisce conservazione e rigenerazione, riattivando uno spazio vivo e partecipato dove visite guidate, arte, teatro e poesia ampliano la dimensione esperienziale del progetto.
A giugno 2025 si sono conclusi i lavori di restauro del giardino all’italiana, sostenuti dal PNRR, che hanno restituito armonia e stabilità a un’area segnata dal tempo. Il giardino, un tempo chiuso al pubblico, si aggiunge all’esperienza di visita: un percorso di due ore tra architetture verdi e opere ambientali che apre nuove prospettive e un accesso più inclusivo.
A oltre quarant’anni dall’apertura, la Collezione Gori si conferma un modello di riferimento internazionale per la ricerca ambientale e site-specific. Un luogo che invita alla riflessione, ricordando che la vera innovazione nasce spesso da un gesto semplice: riconoscere nella bellezza un bene comune.
