OCA: il museo a cielo aperto sull’Appennino Pistoiese

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Opere che respirano con il bosco, che si specchiano nelle radure e si confrontano con la forza e la delicatezza di un paesaggio d’alta quota. È in questo scenario naturalistico, all’interno di Oasi Dynamo, sull’Appennino Pistoiese, che nasce OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, lo spazio espositivo che guida tra sentieri e scorci montani in cui sorgono opere site-specific di architetti e artisti di fama internazionale, chiamati a dialogare con il territorio e a tradurre la natura in forme e materiali.

Inaugurato nel 2023, OCA prende forma attorno a un edificio rurale recuperato — una ex stalla trasformata in spazio espositivo — e si distingue per un approccio che va ben oltre la semplice collocazione di opere nel paesaggio. Sotto la direzione artistica di Emanuele Montibeller e con la regia architettonica di Roberto Castellani, il progetto integra le installazioni nell’ambiente, lasciando che siano il ritmo del terreno e la luce e le stagioni a determinarne la percezione.

Il percorso si articola come una narrazione a tappe che ruota attorno a una domanda fondamentale: «come abiteremo il mondo?». Questa riflessione si sviluppa in molteplici dimensioni — urbanistiche, filosofiche, culturali e ambientali — e permette a ogni opera di entrare in dialogo con le altre, rilanciando il tema centrale e declinandolo attraverso le diverse sensibilità, origini geografiche, culture ed esperienze, sia umane sia professionali, degli artisti e architetti coinvolti. Non ci sono risposte definitive: le installazioni stimolano più interrogativi che certezze, offrendo esempi o prototipi di una possibile riorganizzazione del nostro modo di «stare al mondo».

Kengo Kuma, Dynamo Pavilion | Foto di Mattia Marasco

OCA: un percorso che comincia nel bosco

OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture ospita le opere originali di Alejandro Aravena, Mariangela Gualtieri insieme a Michele De Lucchi, Kengo Kuma, Quayola, David Svensson, Pascale Marthine Tayou e Matteo Thun. Il percorso ha inizio dal parcheggio di località Croce di Piteglio da cui si prosegue a piedi lungo un sentiero che attraversa boschi di castagni e faggi. Appena fuori dal fitto della vegetazione, la radura si apre sulla vista di una struttura in pietra — la vecchia stalla oggi trasformata in spazio espositivo — che segna il punto di partenza di un sentiero ad anello di circa un’ora e mezza, guidato dallo staff del parco.

La prima installazione che si incontra è il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma, una scultura di fasci che si insinuano tra le piante come una folata di vento, danzando con il paesaggio e invitando alla contemplazione. La seconda tappa conduce all’opera di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi Nella terra il cielo, che fonde poesia e architettura per riflettere sul rapporto tra mito e memoria. Immersa nel verde, questa struttura nasce evocata dal racconto del luogo e, nel tempo, lascerà tracce solo nella poesia.

Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi, Nella terra il cielo | Foto di Lorenzo Marianeschi

Addentrandosi nella macchia, il cammino prosegue verso Fratelli Tutti di Matteo Thun, un’installazione ispirata all’enciclica di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, e ai valori universali di fraternità e pace. Composta da monoliti in pietra locale trovati sul posto, l’opera si sviluppa in forma circolare, richiamando i cicli naturali della vita. Radicata nello spirito del luogo e nella sua storia geologica, Fratelli Tutti invita i visitatori a fermarsi, a riflettere, e a riconoscere nell’unità e nella condivisione un possibile destino comune.

Poco oltre, nella quiete del bosco, si incontra Erosions di Quayola, un’opera composta da massicci blocchi di pietra lavica scolpiti da algoritmi generativi. Questa scultura, realizzata grazie al supporto di Ranieri, azienda leader nella lavorazione della roccia vulcanica, riflette sulla tensione tra forza naturale e intervento tecnologico, trasformando la materia in una nuova forma di paesaggio. Continuando, si scorge infine Self-regulation, un’installazione di Alejandro Aravena, che si appoggia ad una struttura preesistente: una sorta trappola antropologica che invita il visitatore ad interrogarsi su come abitare l’opera.

Alejandro Aravena, Self-regulation | Foto di Mattia Marasco

Le opere permanenti e la mostra L’Arte è WOW!

Il prato attorno allo spazio espositivo, dove si chiude il percorso ad anello, continua a ospitare Home of the World di David Svensson e la coloratissima Plastic bags di Pascale Marthine Tayou, entrambe ormai parte della collezione permanente di OCA. All’interno, la mostra L’Arte è WOW!, curata dalla Fondazione Arte Dynamo, espone lavori nati nei laboratori di Dynamo Art Factory, frutto della collaborazione tra artisti e bambini con patologie gravi o croniche.

Pascale Marthine Tayou, Plastic bags | Foto di Mattia Marasco

Accanto, il ristorante Casa Luigi propone piatti legati al territorio e ospita la serie Legni di pietra di Michele De Lucchi, piccoli prototipi che riflettono sull’impermanenza delle forme.

OCA: un progetto in evoluzione

Il progetto OCA è pensato come un organismo vivo, in continua trasformazione. Il percorso si arricchirà presto di nuove visioni, grazie all’arrivo di opere firmate Stefano Boeri, fuse*, Diana Scherer, Alvaro Siza, Eduardo Souto de Moura e Edoardo Tresoldi: architetti e artisti di respiro internazionale, capaci di intrecciare linguaggi diversi e dare forma a nuove suggestioni. OCA sarà visitabile dal 15 giugno al 7 novembre 2025, dal mercoledì alla domenica, ore 11.00 – 17.00. L’ingresso alla mostra L’Arte è WOW! è gratuito, mentre il percorso guidato nel parco ha un costo di 20 euro (gratuito per i bambini fino ai 10 anni). Accesso su prenotazione ad orari prestabiliti, consultabili sul sito web. Per informazioni: www.oasycontemporaryart.com.

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